mercoledì 22 settembre 2021

Lavoro? No: schiavismo

Poi ci si lamenta che ah, ’sti giovani d’oggi non vogliono lavorare, che la gente è fannullona, che fanno tutti la fila per il reddito di coglionanza in modo da ricevere soldi a fare un cazzo, bla bla bla.
Sfoglio giornali e siti di annunci alla sezione “Lavoro” e mi trovo delle porcomaialate inverosimili.
Barista a ore serali 6 sere su 7 (la settima è il turno di riposo del bar, e non è di domenica), a 2 euro all’ora.
Banconista presso un magazzino con orario di lavoro 8 ore al giorno per 6 giorni più mezza giornata alla domenica a 400 euro al mese.
Oh, già, poi cercano i rider, quelli per i vari glovomito o delimerdoo o roba del genere: pagati una minchietta ogni consegna, perennemente sulla strada a rischiare di farsi tirar sotto, senza diritto all’assistenza sanitaria, alla pensione e quant’altro.
Commessa presso attività in centro commerciale, a turni sei giorni su sette dieci ore al giorno, per 500 euro al mese.
E potrei continuare fino alla morte dell’Universo a citare gli annunci dei nuovi schiavisti! E per forza che poi non trovano un cane morto che voglia andare a lavorare per loro!
Dunque, adesso arriviamo alle richieste utopiche, sia mai che non nasca un governo degno di questo nome che non le consideri utopiche:

  1. Ripristino del tetto massimo di 40 ore settimanali di lavoro, che sembra essere stato abolito negli ultimi tempi;
  2. Istituzione di un tetto minimo di stipendio come hanno in altri stati europei; e pensate che la Francia, uno degli stati col tetto più basso, prevede circa 1600 euro di stipendio minimo mensile! E, repetita juvant, sono tra i più bassi!
  3. Fundis in dulcio (ahem, mi avete cappisciuto, vero?) abolizione di quel reddito di minchionanza; ma prima devono essere applicati i punti 1 e 2.

(Tsè, ma quando mai. Faccio prima a mangiarmi la Luna…)

martedì 21 settembre 2021

Paccate di utOntaggini

Altre storielle di Ben11.

Questa utOntaggine risale ai primi tempi in cui lavoravo per questa ditta; ero un giovane di belle speranze (tsè!), la ditta non era ancora sotto le sgrinfie di Capo, che all’epoca era solo ViceCapo, e aveva un’impostazione un po’ diversa; io ero il giovincello della situazione, l’informatica era quella che era (ci avevamo un mainframe enorme ma con la potenza, rispetto agli hardware attuali, di un sorcio bollito, e tanti bei terminali; e già allora cominciava a essere era obsoleto) e a dirigere (parola grossa!) la ditta era un borioso figlio di mignotta con la puzza sotto il naso che chiamerò Mega Direttore Galattico – e con quel tipo un po’ Fantozzi lo eravamo tutti… Comunque, l’utOntaggine in questione non è nemmeno informatica, e fu poi quella che determinò il successivo corso (e il successo) della ditta; già, perché sotto MDG si rischiava di cappottare, e di brutto. In parte fu anche colpa mia, ma poi alla fine della fiera non tutti i mali vengono per scuocer nuocere.
Ordunque. Non so sulla base di quale logica, ma a un certo punto appioppano al mio caporeparto – quello di cui io finii per prendere il posto, più avanti: uno che di informatica ne sapeva come io di ermeneutica dei testi religiosi bizantini… – un faldone da portare giù, nella sezione del magazzino destinata ad archivio. Lui me lo scaglia sulla scrivania, mentre ero lì che stavo bestemmiando con un simpatico programma in COBOL scritto da una vacca ubriaca sotto la pioggia che alla fine ho poi dovuto riscrivere da capo senza salvarne nemmeno una virgola.
CapettoNonInformatico: Porta giù ’sto coso in archivio.
Io: (tentando una simbolica protesta) Ma, veramente ci avrei da sistemare ’sta merda di programma entro stasera, sai com’è.
CNI: Muoviti!
E io, il pivello della situazione, ingoio il rospo, prendo quel merdosissimo faldone e scendo in magazzino, con l’idea di appiopparlo a MagazzinierePirla (il predecessore di MagazziniereFactotum, ormai vicino alla pensione) e tornarmene su. Tsè: MP come al solito è disperso chissà dove, e sulla sua scrivania sono posate montagne di roba che dovrebbe mettere via. Bene, vai fino a quelle file di scaffali giù in fondo adibite a deposito di scartoffie destinate a metter la muffa, leggi (a cazzo di cane, com’è risultato in seguito) la sigla riportata sul faldone, piazzalo in quella che ritieni sia la posizione corretta, bestemmiando perché devi incunearlo tra altri due faldoni a forza bruta, e tornatene su a tirar cristoni su quella COBOLcagata. Faldone dimenticato dopo più o meno tre secondi e mezzo; basta, fine della storia, e CNI non mi ha più skassato i maronix per il resto della giornata.
Evoluzione della situazione, qualche settimana dopo. Marca malissimo per MDG, che piglia il personale a pesci in faccia molto più del solito e ci manca poco che scateni una rivoluzione aziendale. Di straforo, ascoltando un mucchio di voci di corridoio, vengo a dedurre che MDG si è cacciato in Guai Legali con le maiuscole; rischia di rimetterci la cadrega. Per caso mi ritrovo vicino al suo ufficio e lo sento a un certo punto dare in un grido di esultanza, trionfo, perfino, mentre ne sta parlando con la sua segretaria. Sembra che ci abbia l’asso nella manica per riuscire a ricattare qualcun altro e salvarsi in extremis… humpf.
MDG: Vai a prendermi giù in archivio il faldone siglato [sigla del faldone], così li inculiamo ben bene.
La segretaria esce. È una tipa decorativa, ci mancherebbe, alta, con due gambe lunghissime, due tette da favola, un viso da fotomodella sempre ben truccato; ma i suoi pregi finiscono lì. Unisce un’utOntaggine da paura con una puzza sotto il naso da far sembrare le VIP più altezzose delle dolci e timide fanciulle. Non mi degna di mezza occhiata: per lei “quel pazzo del compiùter” (sì, lo scrive proprio così, quando deve scriverlo) è solo un elemento del paesaggio. Comunque va in magazzino. E ci resta per un tempo spropositato. Io stavo finendo di bestemmiare con un terminale scassato in un ufficio di fianco, quando infine S torna su, l’aria sconsolata, e va da MDG.
S: Non lo trovo mica quel faldone laggiù.
MDG: (in tono incasperato, cioè insieme incazzato e disperato) Ma come! Ma vai a vedere di nuovo! Quel faldone deve saltar fuori! (Sottinteso: oppure tu salti fuori dalla porta, perché è tutta colpa tua…)
S torna in magazzino, risale a mani vuote, quasi piangente.
S: Non c’è proprio! Non è che lei l’ha ripreso e ce l’ha qui da qualche parte?
MDG: Come osi insinuare che sia io a far casino qui! Muoviti! Quel faldone deve saltar fuori! (Il disco s’è incantato…)
S, in lacrime, riparte. Gira tutta la ditta; passa pure da noi e si becca una rispostaccia da CNI; ma niente, quel faldone non ne vuole sapere di farsi vedere.
Risultato: S viene rimansionata e spedita a occuparsi di pratichette del quaraquaz in un ufficetto (no, a quei tempi non avevano ancora ucciso a pugnalate il famoso articolo 18 dello statuto dei lavoratori, e S non poteva venir licenziata solo perché un faldone di cui lei tra l’altro non sapeva niente era sparito.) e per vari giorni, sempre incasperato, ma ormai più sul lato della disperazione, MDG imperversa in ditta rendendo la vita impossibile a tutti, tanto che tutti quanti in poco tempo abbiamo già pronte le nostre lettere di dimissioni. E niente, quel faldone non risponde all’appello. Certo doveva contenere documenti in grado di permettere a MDG, usando l’arma del ricatto, di far abbassare il tenore delle accuse nei suoi confronti: immagino io, ma non ho mai visto il contenuto di quel coso.
E un bel giorno arrivano i piedipiatti, entrano nell’ufficio di MDG e pochi istanti dopo se lo trascinano dietro ben ammanettato e con un muso lungo fino al pavimento.
Roba da stappare subito una bottiglia di prosecco di Valdobbiadene millesimato DOC!
E più o meno l’abbiam fatto: quando ViceCapo è divenuto Capo, l’abbiamo ben ben festeggiato; è un amministratore con le palle e soprattutto è molto più alla mano di quell’altro.
Comunque, epilogo della faccenda: è qui che le mie palle hanno cominciato la loro lunga carriera di rimbalzatrici sul pavimento. ExSegretaria si ritrova a parlare di quel vomito acido di faldone con CNI, e a lui balza di colpo in mente che forse era quello che aveva appioppato al pivello di turno da portare in magazzino. Così poi le gnagne di ExS me le subisco io, al punto che accetto di seguirla in magazzino e fino alla sezione Deposito Pratiche Perdute… E a me torna in mente dove avevo ficcato quel faldone, la cui sigla non mi è rimasta impressa, ma mi soffermo a guardare ExS che punta un buco vuoto sul ripiano sottostante (dettaglio molto importante, questo), poi si allontana, va a vedere sulla scrivania di MP, torna, guarda sul pavimento, gira e rigira come un’anima in pena.
ExS: Ma dove cazzo l’hai ficcato, allora?
Io: (comincia a girarmi il bastardometro) Qui in archivio. Ma non sono certo responsabile se qualcun altro dopo è venuto a prenderlo: non passo le giornate in magazzino a tener d’occhio uno stupido faldone. (E il faldone in questione è lì che ci guarda da dove l’avevo inziccato io, e da dove non s’è mai mosso: s’è addirittura accumulata polvere che indica chiaramente che nessuno ci ha messo le mani.)
ExS: Qui avete causato un mucchio di casini per niente! Per colpa vostra MDG è stato silurato e qui le cose vanno di male in peggio! (Il nuovo Capo non la vede molto di buon occhio, eh.) Tarapia tapioco e se fosse Antani anche per due…
Io: E perché, volevi così tanto bene a MDG?
ExS: Era uno stronzo, ma però (sic! E poi sono io quello che si esprime in italiaCano…) io ci sono finita di mezzo e la supercazzora brematurata con scappellamento a destra…
Io: (e il mio bastardometro gira sempre più veloce) Ma non è questo faldone qui? (Lo indico.)
ExS lo guarda, poi il suo viso si fa tutti i colori dell’arcobaleno, per finire sul rosso.
ExS: Ecco, vedi, me l’avete messo nel posto sbagliato, e io non l’ho più trovato, e la ciumfarimfa spippolizzata della gazuppa bopperonia…
La guardo per un bel momento con un ghigno beffardo.
Io: E vabbe’, magari la sigla è stata letta male e il faldone è stato messo nel posto sbagliato, ma non ti è mai saltato in testa di alzare lo sguardo di sessanta miseri centimetri? Cioè, questo faldone da qui non s’è mai mosso; non ci voleva tanto. (Tunc, tunc, tunc: ecco le palle all’inizio della lunga serie di rimbalzi sul pavimento…)
ExS: Eh, ma… (Rimane lì impappinata, stavolta viola in faccia.)
Io: Cioè, casini mostruosi – benvenuti, dal mio punto di vista, ma io sono un grosso signor Nessuno – per un errore di sessanta fottutissimi centimetri? Manco da muovere la testa: bastava alzare gli occhi. Ah, be’, lì non c’era un poster di FamosoDivoD’antan nudo, quindi tutto questo ripiano staccato dall’altro di sessanta cornutissimi centimetri è del tutto invisibile per te. (Ci ha poster di FDD dappertutto nel suo ufficetto…)
ExS è più paonazza di una melanzana, ormai. Se ne va a sguardo basso, e io me ne torno ai miei doveri con l’informatica del periodo.
Finisce poi che Capo mette le sgrinfie su quel faldone e, pratica per pratica, senza nemmeno guardarle, le ficca in uno dei primitivi tritadocumenti che avevamo a disposizione. Occhio non vede cuore non duole, eh? ExS di lì a poco ha rassegnato le dimissioni e di lei non abbiamo mai più sentito parlare.


Chissà come, chissà perché hanno convinto Capo a prendere uno stagista, roba che qui da noi non s’era mai vista prima. Devono aver proprio piatito Capo di brutto per riuscirci. E soprattutto non devono avergli fatto vedere in anteprima di che elemento si trattasse, se no col cazzo in carpione che Capo l’avrebbe accettato. Si presenta ’sto tipo a tamarraggine totale, coi pantaloni alla scagazza1, felpa color verde putrido col cappuccio rigorosamente sollevato sulla testa, snicker di colori che sono un pugno in un occhio, occhiali da sole che non si è tolto nemmeno all’interno finché il suo tutor non l’ha ripreso un po’ bruscamente. La pretesa del tutor: ’sto rimbalubito dovrebbe farsi tre mesi di stage passando un po’ di tempo qui, un po’ di tempo là, imparando tutti i mestieri all’interno della nostra ditta (ma questi qui se le sognano di notte, ’ste utopie irrealizzabili?) per poi stilare la doverosa relazione di fine stage (coooosa? Ma se manco sa scrivere, ’sto troglodita!). Di fronte a ’sto cumulo di stronzate ho letteralmente riso in faccia al tutor, lasciandolo lì di sasso. Ma vabbe’, ecco l’ennesima palla al piede per la ditta…
StagistaCretidiota viene per prima cosa spedito al reparto amministrativo, e viene nominata UA4 per fargli vedere le cose. Solo che di lì a dieci minuti vediamo UA4 in lacrime andare da Capo a implorarlo di toglierle “quel bastardo intollerante” di dosso (sì, ero nelle vicinanze e ho sentito queste esatte parole). Capo – già abbondantemente deluso da quel poco che aveva visto di SC – va a indagare in amministrazione. Viene fuori che CapaAmministrativaDeficiente, la caporeparto del settore amministrativo (che non c’è quasi mai, perché ci ha sempre questo o quell’altro impegno inderogabile, ma quando c’è combina qualche disastro) aveva inizialmente assegnato SC a UA2, ma quello ovviamente ha piantato pista perché lui ci ha da lavorare e non ci ha tempo per seguire uno che ci ha ancora il moccio al naso. UA1 sulla stessa falsariga ha rifiutato; UA5 manco da considerare per queste cose, così la patata bollente è passata a UA4. Guarda caso quando Capo ha detto a CAD di pigliarsi lei in carico SC lei ha subito messo le mani avanti, affermando di dover uscire di lì a poco per umpa zumpa babadrumba.
Capo, non sapendo che farsene di SC, a quel punto lo dirotta a noi (e non è un’occhiata maligna quella che ci rivolge con un mezzo occhiolino perfido?). Bislakk per il momento lascia la patata bollente a me, visto che sono io il caporeparto informatico (cioè, sono capo solo di B, eh). Mi piazzo davanti a SC, che ha i suoi begli auricolari Denteblù ficcati nelle orecchie, e per prima cosa gli tolgo il buzingo di mano e glielo spengo. Mi guarda spaesato.
SC: Ma… ma come… (Vorrebbe fare l’arrogante, ma il mio aspetto, e soprattutto il mezzo ringhio a cui ho atteggiato la bocca, non sono poi troppo rassicuranti.)
Io: Ahò, non sei qui a scaccolare i gatti. Qui il coglionofono rimane spento, prima di tutto, e poi si lavora. Sai come s’installa Finestre10 su un computer? (Tsè: la lunga sequenza di avanti-avanti-avanti-…-fine forse è troppo complicata per lui.)
SC: Eh, ma certo che lo so, lo sa anche mio fratello di undici anni. (Tsè, tua nonna in triciclo.)
Io: Eccellente. Guarda, lì c’e un portatile a cui ho brasato il disco, ma ancora non ho avuto tempo di installarci Finestre. Su questa chiavetta c’è Finestre. È tutto tuo.
Borbottando come una pentola di fagioli, SC prende di malagrazia la chiavetta e si avvicina al portatile in questione: un ciofecotto da 400 euro, rimediato per vie traverse, a nostra disposizione per esperimenti di vario genere; ed è vero che gli ho formattato il disco. SC rimane lì imbambolato per un bel momento, poi, quanto meno, si decide ad aprirgli il coperchio; poi rimane ancora lì a fissare il monitor spento.
SC: Ma non funziona.
Io: Ma hai provato, che so, ad accenderlo?
SC: (con lo sguardo di una mucca di fronte a un alieno) Accenderlo?
Io: Sì, sai com’è, le apparecchiature che funzionano a elettricità vanno accese, qualche volta.
Il concetto gli è del tutto estraneo; intuisco che non spenga mai il suo buzingo – e quando gli toccherà di riaccenderselo chissà cosa combinerà. Si mette a smanazzare sul portatile, e (per puro culo, mi sa) riesce a schiacciare il tasto di accensione. Il carciofone prende vita, e ovviamente gli dà un bel messaggio Missing operating system. Rimane lì imbesuito, tornando a guardarmi come un pesce rosso di fronte al gatto che sta per papparselo.
Io: Ma non le sapeva fare tuo fratello undicenne, ’ste cose? Magari devi farlo partire con la chiavetta infilata, così ti parte l’installazione di Finestre, non trovi?
Col neurone solitario che frulla, SC riesce dopo un lungo esame a togliere il coperchietto alla chiavetta, a scoprire un connettore USB sul portatile, e a tentare di inserire la chiavetta, chiaramente alla rovescia, forzando come un matto. Dai che prima o poi sentiamo crac. La chiavetta gli cade, lui la riprende, stavolta per puro culo girata nel modo giusto, e riesce a infilarla. Dopo un altro luuuuuuungo intervallo, gli entra nel neurone che deve spegnere e riaccendere la macchina, e per qualche miracolo si ricorda cos’aveva toccato quand’è partito, così riesce a far ripartire il tutto, e il sistema rileva la chiavetta e parte con quella bella schermata blu notte di Finestre10 dove ti chiede di procedere per installarlo. SC si arrovella per un bel momento, poi mi guarda.
SC: Ma qui come si fa ad andare avanti?
Non mi cascano le palle solo perché già me l’aspettavo fin dal principio.
Io: Magari fare un clic su “Installa”, forse?
Lui mi guarda come una rana abbagliata dalla torcia del pescatore di rane. Si riscuote, e comincia a stoccazzare sullo schermo, ovviamente senza risultato.
Io: Quel coso è una ciofechetta economica, e non ha lo schermo a tocco; devi usare il touchpad lì davanti alla tastiera.
Stesso sguardo di prima; ma stavolta il neurone gli è definitivamente andato in loop infinito.
Io: Lasciamo perdere, va’. L’informatica non fa per te; vai da Capo.
Si allontana mugugnando, e bestemmiando perché (Q. E. D.) non sa come minchia fritta si riaccende il buzingo.
Bislakk mi guarda con un mezzo ghigno.
B: Chissà se è in grado di tirarsi seghe da solo.
Io: Tanto non troverà nessuno che pensi alla sua seconda testa.
Giù a sghignazzare.
Risultato: SC dapprima viene spedito in magazzino, dove MagazziniereFactotum più o meno lo sopporta per 5 minuti di orologio, poi viene mandato in produzione (noi Quelli Della Produzione sappiamo soltanto che esistono; il loro sistema è totalmente autonomo e viene gestito dai tecnici del nostro fornitore di apparecchiature) e lì lo tollerano per ben 7 minuti, sì, di orologio. Contabile e Contabilessa dichiarano chiaro e tondo che non sanno cosa farsene di uno così, ancora prima che entri nel loro ufficio. Stessa roba anche nell’ufficio dove sono radunati vari utenti-non-utOnti dalle mansioni più disparate (commerciali, più che altro), i nostri soliti compagni di pausa caffè: non vogliono un elemento del genere in mezzo ai piedi. Più o meno a metà mattinata, Capo fa una telefonata, e poco dopo il tutor di SC piomba lì con tutta la tracotanza di ’sto mondo, asserendo che il ragazzo è in gamba, che noi dovremmo valorizzarlo di più, e tutta ’sta valangata di cazzate che quei personaggi s’inventano sempre. Capo lo guarda con la brina sulle ciglia, poi interviene.
Capo: Non abbiamo certo bisogno di uno che si permette di offendere a morte una delle nostre impiegate, che non sa fare una O con un bicchiere in nessun campo e che se ne sta lì ad ascoltare “musica” tunz-tunz tutto il tempo senza fare nient’altro. Questa è una ditta seria, non un centro di ricupero per ragazzi fannulloni. Quindi ritiro in questo preciso momento la nostra disponibilità ad accogliere stagisti, da qui alla fine dell’Universo.
Capo è uno che non le manda certo a dire. Il tutor non può fare altro che ramazzare SC e andarsene a orecchie basse e con la coda tra le gambe. Io sono lì che ciondolo per assistere agli sviluppi della situazione.
Io: Chissà se quel tutor si è reso conto che sta tentando di difendere l’indifendibile.
Capo: (con aria analitica) La sua perdita di enfasi alla fine della sceneggiata sembra indicare che non è tutto scemo. Ora sì che mi ci vuole un bel caffè.
E senza più pensare a SC ce ne andiamo alla macchinetta.


  1. Mi riferisco a quegli orrendi pantaloni con la vita all’altezza del cavallo e il cavallo all’altezza delle caviglie, che costringono chi li indossa a camminare stringendo il culo come se cercasse di trattenere un palo liscio con lo sfintere anale. Ed ero convinto che fossero passati di moda ormai da anni! ↩︎

lunedì 20 settembre 2021

E vai di spam

Normalmente i commenti spammosi che ricevo vanno a finire direttamente nell’antispam, e buonanotte al secchio. Anche questi due ci sono finiti, ma ne parlo perché questo tipo, chiunque sia, mi ha quasi fatto pena. Quasi, eh: non abbastanza da farsi pubblicare questi commenti, se non come citazione in questo post, né da andare a vedere il suo blog.
Primo commento: Beautiful blog.
Cioè, non parli la mia lingua, non hai capito una cippa di quel che c’è scritto – o meglio, visto che non è nella tua lingua non ti sei nemmeno preso la briga di leggerlo – e vieni a dirmi che il mio blog è beautiful.
Mah.
Secondo commento, arrivato esattamente un istante dopo: please read my post.
Ed ecco dove va a mungere in cerca di visibilità. Poverino. Per quello che dico che mi ha quasi fatto pena. Ribadisco: non abbastanza da concedergliela, questa visibilità.
Caro mio, la tetta della visibilità è disseccata, con me. E poi vai a mungere da gente che non parla la tua lingua, e dei cui blog non capisci una beata minchia? Sei proprio un bell’esempio di pollo!

giovedì 16 settembre 2021

UtOntaggini a nastro

Altre storielle di Ben11.

Notiziola che ci rallegra: sono bastati pochi giorni e il mio amico, di cui parlavo qui, è stato preso in via definitiva. Solido lavoratore, impara in fretta, sa usare un computer: lo merita. Però anche lui ha qualche utOntaggine saltuaria al suo attivo, e magari me le passerà per pubblicarle sul blog di E. B. (e poi, dovrò pensare alle mie utOntaggini saltuarie… ahò, non è che il tè, ahem, la scienza infusa venga sempre nel migliore dei modi!). Comunque, per il momento le utOntaggini sono quelle tutto meno che saltuarie dei soliti utOnti che abbiamo qui.
Le utOntaggini di cui al link che ho messo in cima al testo, tutte accumulatesi insieme lo stesso giorno (è un GOMBLODDO degli utOnti che si sono messi d’accordo per farci la minchia a crocchette per gatti 🤣), hanno spinto me e Bislakk ad appiccicare in posti ben visibili varie copie di questo cartello: “ATTENZIONE! L’ufficio informatica NON È IN GRADO di hackerare i vostri cervelli e leggervi nel pensiero, quindi, quando vi rivolgete a noi, SIATE CHIARI.” Le battutacce che non ci siamo sparati tra noi, Capo, Contabile e Contabilessa, MagazziniereFactotum, adesso pure AmicoMio, e altri non sofferenti di utOntaggine cronica alla macchinetta del caffè (no, gli amministrativi non prendono praticamente mai il caffè assieme a noi, salvo, qualche volta, UA4 quando sta cercando una via di fuga da quel bell’ambientino dove è infognata) sulla capacità dell’utOnto medio, notoriamente analfabeta funzionale, di leggere un semplice cartello!
Per la serie Quod Erat Demonstrandum, ci becchiamo di nuovo UA1, e questo dopo aver piazzato quei cartelli.
UA1: Il computer, allora.
Senza parlare, le indico uno di quei cartelli. Lo legge con un cipiglio che ancora un po’ le sopracciglia le arrivano sotto il mento, poi, a noi:
UA1: E quindi? Cosa significa?
Io: (con un mezzo ghigno) Significa che se non sei in grado di mettere insieme una semplice frase in italiano dove spieghi con assoluta precisione cosa ti rode il culo, noi non possiamo intervenire. “Il computer, allora” non è una frase.
UA1: Eh, ma cosa ne so io? Siete voi che dovete sapere cos’ha che non va il mio computer.
Io: No, fintanto che non ti deciderai una buona volta a dirci in termini chiari e precisi qual è il problema. Ribadisco il concetto: non siamo in grado di leggere nel pensiero; quindi, questo va espresso in parole.
UA1: (alquanto frustrata) Eh, ma ci ho il video tutto nero.
Interviene Bislakk:
B: Struca el botòn.
UA1: Eh?
B: Quello che ti ho fatto vedere l’altra volta.
UA1: Eh, ma io ho acceso il computer, sono partite tutte le lucine, ma ci ho sempre il video tutto nero.
B: Struca el botòn del monitor. Non solo quello del computer.
UA1: Ma io ho acceso il computer.
B: Hai schiacciato solo il bottoncino sotto; devi schiacciare pure quello sopra.
UA1: Ah.
Esce con la confusione stampata in volto. Io e B ci scambiamo un ghigno.
Io: Scommetto un caffè che tra un attimo dobbiamo andare da lei a farle di nuovo vedere come si “struca el botòn”.
B: Dai, che forse stavolta l’ha capita. Se lo spegne tutti i pomeriggi a fine turno; vuoi che non sappia come accenderlo?
Io: Mi sa che ha passato l’esame di Spegnologia, ma non ancora quello di Accendologia.
Risultato (sorprendente): UA1 non è tornata e io ho dovuto pagare il caffè a B.
Sempre per via del GOMBLODDO degli utOnti, di lì a poco ci capita in ufficio quell’emerita testa di cazzo bollito e affettato di UA2 (che posso vedere sempre meno ogni giorno che passa, ma questo è un altro disco con un orso – dai, non te la prendere, E. B.) (N.d.E.B.: Hrumpf!)
UA2: Eh, la stampante. (Aridajje!)
Io: (indicando uno dei cartelli) Leggi il merdoso cartello, grazie.
UA2: (lo legge, poi s’inalbera) Ma allora! Più chiaro di così! ’Sta cazzo di stampante, insomma!
Io: (la mia pazienza è finita nel preciso momento in cui l’ho visto entrare) Se non ce la fai, cazzi tuoi. Mo’ fila, che ci abbiamo altro da fare, noi.
UA2 sembra costituzionalmente incapace di mettere insieme una frase di senso compiuto; comunque se ne esce borbottando come una pentola di fagioli. Poco dopo arriva Capo, l’espressione perplutaessa.
Capo: Ma che gli frulla, a UA2? Dice che non lo volete aiutare coi problemi alla stampante.
Io: Fintanto che non ci dirà di quali problemi si tratta, non abbiamo modo di aiutarlo – sempre che non sia un problema che si devono smazzare loro.
Capo: (si gratta la testa) Già capito, mi sa. Vado a vedere.
Esce; poco dopo torna; sembra che abbia appena ficcato un cazziatone a qualcuno, ma a noi rivolge un ghigno.
Capo: Carta inceppata.
Io: E secondo UA2 questo sarebbe un problema che necessita di venirci a dire “Eh, la stampante”, eh?
Capo: Penso che stavolta abbia capito la lezione.
Io: Tsè, e domani mi trasformo in una donna.
Capo sospira rassegnato e se ne va.
B: Se vuoi ci ho giusto una gonna e una camicetta da donna della tua misura, più o meno.
Io: Ma manco se ti metti a ballare sulle punte delle orecchie!
Concludiamo con una risata.


Mica ancora finita, con UA2.
È arrivato infine il computer nuovo per UA4. Glielo installiamo, glielo configuriamo, le passiamo i dati dal vecchio rottame e la lasciamo tutta contenta; è utOnta, ma meno degli altri, è quasi utente – anche se ogni tanto ha qualche ricaduta, eh. Comunque, dopo pranzo, ce la vediamo arrivare sconcertata e anche un po’ preoccupata.
UA4: Ma… avete portato voi via il mio computer nuovo? Perché sono tornata da pranzo e adesso non c’è più.
Ding! Campanello d’allarme numero uno. Si alza Bislakk, più serio del solito, per andare con lei a vedere che stracazzix è successo.
Non mi va a piombare lì UA2 a stretto giro di posta?
UA2: Eh, il computer.
Io: (totalmente scazzato) Eh, il cartello.
UA2: (borbotta qualche oscura maledizione) Eh, bisogna montarlo.
Montarlo?
Ma chi cazzarola gliel’aveva montato, allora, quando l’ha fregato a UA4? Né io né Bislakk, poco ma sicuro. Comunque, ding! Campanello numero due: qui mi puzza di cadavere lontano dieci chilometri. Mi alzo e vado a passo di marcia verso il suo ufficio, tallonato da lui; incrocio Bislakk con la faccia perplimutaessa.
B: Ci abbiamo un ladro fantasma, qui.
Io: (lanciando un’occhiata di traverso a UA2, che trasale) Un fantasma in carne e ossa.
B ci segue nell’ufficio di UA2. Il suo computer è lì smontato in un angolino; in compenso quello di UA4 è piazzato al posto del suo, ma senza un singolo cavo connesso.
Io: Cosa ci fa qui il computer di UA4? Il tuo è quello lì. (E gli indico il suo.)
UA2: (in tono tracotante) No, è quello lì il mio. UA4 si becca quello là.
Io: (Eccolo! Beccato al varco!) E allora, se volevi quello nuovo di pacca, avresti dovuto tenerti il carciofone. No, non se ne parla: questo qui torna di là da UA4 e tu ti riprendi quello che avevi ciulato l’altra volta. E senza discussioni.
UA2: Eh, no, io tengo questo, perché io ho un lavoro molto importante da fare, non posso mica farlo con le ciofeche! No, UA4 non ha un cazzo da fare, quindi può tenersi quello lì.
Io: Già: minchioneggiare su facciabuco, su instagranminchia e su orologiorotto è davvero un’occupazione della massima importanza.
UA2: (isterico come ogni buon colpevole quando viene beccato in castagna) Ehi, senti un po’, tu, io non passo il mio tempo su…
Gli sbuffo in faccia, derisorio, poi a B chiedo di andare a chiamare Capo. Lui esce, e io mi piazzo proprio in mezzo alla porta, impedendo a UA2 di svignarsela alla chetichella. Trenta secondi di resistenza a ogni tentativo di superarmi, poi arrivano B e Capo. Dieci secondi a spiegargli la situazione, prima che UA2 riesca a dare la sua versione dei fatti; e lo sguardo di Capo che si fa talmente gelido da brinargli le ciglia.
Capo: Qui giochiamo pure a prenderci per il culo, va’. (A noi) Il computer nuovo torna di là da UA4; quanto a UA2, si ripiglia quello che aveva prima, e questo qui lo teniamo da parte per altri usi.
Questo nel suo solito tono che non ammette repliche. UA2, abbacchiato, non può che prendere atto della faccenda e starsene muto come un pesce.
Risultato: UA2 si terrà il ciofecoide fino all’età pensionabile, e a UA4 abbiamo rimesso il computer nuovo, inlucchettandolo ben bene coi lucchetti prodotti da FamosoProduttoreDiSistemiAntisgrafignusInformatici, unico in tutta la struttura: meglio evitare scherzi da prete in futuro.


Chiamata ricevuta da Bislakk sul suo butringo, da fuori; dato che aveva tutte e due le mani occupate, B ha risposto col vivavoce.
TrolloneTelefonico: Astaracimpa babaringa.
B: (col solito bastardometro a manetta) La sburagnunfa corippilata sbarbonata.
Intanto, è entrato UtOntoAmministrativo5, un tipo che è tanto, ma tanto tonto anche al di fuori del suo lavoro. Non si sa cosa voleva da noi, ma è rimasto lì imbesuito a guardare B.
TT: (a quanto pare, conscio di aver trovato un tipo della sua stessa pasta) Gangherendo la zurmiffa puschiarellizzata.
B: Barbaghia sfurfumullide con gunfi.
TT: Aciarompo golleppino fufurlo.
Vanno avanti ancora per un paio di botta e risposta, e UA5 è sempre più rimbabbeonito.
UA5: Eeeeeeeeeh?
Io, B e TT: (all’unisono) PUPPA!
Poi TT chiude lì la chiamata. UA5 ci rimane di merdissima, e se ne va a orecchie basse. Io e B ci scambiamo un ghigno malefico. Magari saremo pure stati un briciolino crudeli, ma UA5, oltre a essere un tonto alla tontesima potenza, è anche uno spakkamaronix cosmico, quindi, be’.

giovedì 9 settembre 2021

UtOntaggini a gogò

Cedo di nuovo la parola a Ben11.

Altro giro altro regalo! Qui i casi di utOntaggine sono all’ordine del giorno; non è che ci sia solo l’occupante di turno dello Sfigoposto1, come l’abbiamo denominato, a utOnteggiare ben bene.
Tra l’altro: forse ’sto giro riusciamo a fargli perdere la qualifica di Sfigoposto… Stavolta Capo mi ha dato retta quando gli ho proposto io una persona per occupare quel posto: è un mio caro amico, lo conosco bene e so che da mo’ ha meritato la qualifica di utente, non di utOnto. Capo se l’è triturato ben bene nel colloquio di assunzione, e adesso l’ha preso in prova. Chissà? Speriamo, soprattutto per il mio amico, che è rimasto appiedato da crisi aziendali post-pandemiaonio.
Comunque, ci sono di quei giorni in cui sembra circolare l’utOntovirus, quello della famosa malattia “coglionid”. Di là in amministrazione in genere se la cavicchiano, ma ogni tanto sembra che facciano a gara per andare a occupare lo Sfigoposto…
Comincia a piombarci in ufficio UtontaAmministrativa1; si rivolge a Bislakk.
UA1: Computer.
B: (con un ghigno malefico) Ascensore.
UA1: (rimane lì interdetta un momento) No, il computer.
B: E vabbe’, il tostapane.
UA1: (pesta il piede per terra) Ma il computer! Io devo lavorare, eh.
B: (col bastardometro fuori scala) La lavasciuga fa tutto da sola; puoi pure leggerti un libro, se vuoi. (Nota: UA1 è una di quelli che si vantano di non aver più sfiorato un libro dalla fine della scuola in poi.)
UA1: (pesta di nuovo il piede per terra) Ma perché non vuoi capirmi? Mi dovete mettere a posto il computer! Più chiaro di così…
B: Perché, ha messo le gambette e s’è spostato? Riacchiappalo e legalo, che vuoi che ti dica.
UA1: (il suo neurone solitario ha avuto l’illuminazione, o quasi) No, è che bisogna metterlo a posto, ecco, insomma, c’è un problema.
B: (leggermente più serio) E non potevi dirlo prima? Che problema ha?
UA1: Eh, la sbidiguda della supercazzora brematurata con scappellamento a destra come se fosse Antani… (No, non ha parlato come il conte Mascetti, ma il risultato per noi è stato lo stesso.)
B, allora, si alza e va a vedere cos’ha UA1, perché altrimenti non si cava un ragno dal buco.
Nel frattempo ci piomba in ufficio UtOntoAmministrativo2.
UA2: Stampante.
Io: Chiarezza portami via. Cosa vuol dire “stampante”? (In amministrazione ne hanno una di rete, di eccellente marca, che di problemi ne ha dati ben pochi.)
UA2: Eh, toner.
Io: D’accordo, abbiamo stabilito che le stampanti e i toner sono roba collegata. E quindi? (So già cosa vuole chiedermi, e non è la prima volta.)
UA2: (scocciato perché non gli ho letto nel pensiero) Eh, ha finito il toner.
Io: E a me che stracazzo me ne frega? Non siamo noi a gestire i materiali di consumo di quella stampante.
UA2: Eh, ma io devo stampare.
Io: Te lo ripeto in modalità bambino deficiente: non-siamo-noi-a-gestire-i-materiali-di-consumo-della-stampante. Rivolgiti a UtontaAmministrativa3: è lei che se ne occupa.
UA2: Oggi non c’è, e io devo stampare, quindi me lo dovete cambiare voi.
Io: E vabbe’, chiederò a Capo se posso derogare alla regola che lui ha stabilito.
Alla menzione di Capo, UA2 abbassa le orecchie e se ne va senza aggiungere altro.
Intanto, torna B rivolgendomi un ghigno da un orecchio all’altro.
Io: Che ci aveva UA1?
B: Non ha ancora finito la laurea quinquennale in Accendologia Applicata, e quindi ci aveva il monitor spento e non sapeva come fare ad accenderlo.
Io: E perché, noi ci abbiamo quella laurea, forse?
B: Laurea? Ma noi ci abbiamo la scienza come il tè: infusa.
Giù risate alle spalle di UA1.
Ma non è mica finita. Si presenta UtOntaAmministrativa4 – anagraficamente sarebbe un utOnto, ma è transgenere e quindi è una lei (questa nota serve a render chiara la situazione di seguito esposta; e una volta o l’altra racconterò della gaffe madornale, che lei ha preso in maniera molto simpatica per fortuna, che ho rischiato di commettere quand’è stata assunta…); è una persona molto simpatica, al di là della sua utOntaggine, in ogni caso.
UA4: Ehm… computer.
Io: Piacere signorina Computer, io sono Ben11 e lui è Bislakk.
UA4: Dai, non prendetemi per il culo come al solito. Avete capito, no?
Io: (Sì, so dove vuole andare a parare, ma è una questione di principio) Alla facoltà di Telepatia siamo entrambi stati stangati al test di ammissione, quindi no, non riusciamo a leggerti nel pensiero. Esplicitalo in parole, per favore.
UA4: (con un sospiro) Volevo sapere quand’è che mi cambiate il computer.
Nota: Quand’è arrivata, hanno tentato di tutto per farla sentire indesiderata. Dapprima hanno cercato di appiopparle il cosiddetto “ufficio” più orrendo che abbiamo: un mezzo sottoscala umido e muffoso da paura, con gravi problemi di ventilazione; oltre tutto lì non arrivano cavi di rete, quindi avremmo dovuto tirarne di volanti. Sgrumpfffff. Lì mi sono incazzato come una iena, ne ho parlato con Capo, lui s’è incazzato come un intero branco di iene di fronte a invasori del loro territorio, e a UA4 è stato dato l’ufficio di una tipa che è andata in pensione. Quanto al computer, gliene avevamo assegnato uno relativamente nuovo, ma UA2 (“stampante toner”) ha pensato bene di autoassegnarlo alla propria persona sbolognando a UA4 il ciofecoide che aveva. Così, noi abbiamo avviato le procedure per l’acquisto di un PC nuovo di pacca – che verrà assegnato a UA4, eh, mica a UA2. Lo aspetto al varco per dirgli “Eh, se ti tenevi il carciofone a quest’ora saresti tu ad avere quello nuovo.”
Io: Capo ha autorizzato la spesa, così abbiamo fatto l’ordine a FornitoreHardwareDiFiducia. Questione di pochi giorni, vedrai.
UA4 se ne va rassicurata.


UtOntaggine d’antan. Bisogna sapere che io sono pressappoco dell’epoca dei dinosauri, e l’informatica, come dire, personale io l’ho vista nascere. I miei mi regalarono un Commodore Vic-20 per il mio undicesimo compleanno, sì, insieme al famigerato Datassette, il registratorino per leggere e scrivere dati su volgari cassette audio (roba da 20 KB all’ora, più o meno). Poco più avanti, uno zio pensò bene di regalarmi un Commodore 64 insieme al drive per “flopponi” da 5 pollici e un quarto, sì, il mattonaccio con la meccanica tutta sul davanti e dietro un trasformatore che pesava come un elefante e scaldava come un termosifone. A quei due computerini feci sputare l’anima… Comunque, qualche anno dopo avevo messo insieme un programmino in Basic per un amico vari anni più vecchio di me, un gestionale molto ma molto semplice, però ben testato e funzionante. Glielo passo su un floppy. Va a casa, lo prova, yuppiii, tutto allegro e felice, e io rimango soddisfatto e inorgoglito per aver svolto un buon lavoro: per un ragazzo adolescente impallinato con l’informatica quelle so’ soddisfazioni!
Solo che il giorno dopo AmicoUtOnto mi chiama a casa, sul butringo dei miei, e quando mio padre mi passa la chiamata:
AU: Ma qui non mi va più il tuo programma. Ieri ci ho caricato dei dati e adesso non mi vede più il floppy.
Ah, bizzarro. Provo a fargli fare questo, quello e quell’altro, ma niente, non ne vuole sapere. Allora gli dico di portarmi il floppy. Poco dopo – eravamo vicini di casa – si presenta.
Provo il floppy nel mio mattonaccio; niente, non lo vede neanche a me. Humpf.
Prendo un altro floppy, faccio la copia di quello dove io avevo salvato il programma, lo proviamo, e funziona. AU mi ringrazia, se ne va e lo riprova a casa sua. Tutto bene fino al giorno dopo, e di nuovo parte la replica del film.
AU: Eh, ma tutti i dati che gli avevo ricaricato ieri sono di nuovo svaniti, ma come si fa? Non posso mica usare un programma che tutti i giorni si autocancella e mi brasa anche i dati!
Io: (Avevo già da ragazzo poca pazienza con gli utOnti che davano la colpa all’informatico se qualcosa andava storto) Ma che cazzo dici. Il mio programma non si autocancella. Guarda, ti faccio un’ennesima copia del floppy. Fai una cosa: quando hai finito, spegni pure il computer e il drive, ma lascia il floppy dentro. Se il giorno dopo si sarà di nuovo smagnetizzato il floppy, stavolta sapremo a chi dare la colpa.
Prende il nuovo floppy e se ne va.
Pace per cinque giorni – poi riparte la replica del film.
AU: (per butringo) Ma mi si è di nuovo smagnetizzato il floppy! Ma non è possibile! Ma io ci avevo messo un mucchio di dati, bli, blo, bla, ciccia e salsiccia. (No, non aveva detto proprio così, ma non avevo capito un tubazzo dell’ambaradan finale.)
Io: Ma l’hai lasciato nel drive come ti dicevo?
AU: Sì, però poi ieri sera volevo giocare con GiochinoCarinoSuFloppy, e l’ho tolto. Oggi l’ho rimesso e non funza più; e poi ho rimesso su anche Giochino, ma anche quello non funza più, ma cosa sta succedendo qui?
Un’invasione di alieni burloni? Avevo passato io Giochino, piratandolo ben bene, ad AU, quindi, mi rimetto lì a fargli una copia del gestionale, poi una copia del floppy di Giochino, piglio tutti e due e piombo a casa sua. Ci aveva più di vent’anni, all’epoca: mi aspettavo (hahaha!) che fosse un po’ più furbo di me che ero solo un adolescente; tsè. Tenendo in mano i floppy nuovi che avevo appena copiato, fisso insistentemente il posto dove lui tiene gli altri, senza una parola.
Erano sopra il televisorino che usava come monitor per il C64. Sul lato dell’unica cassa audio che aveva.
AU guarda lì, poi guarda me, poi di nuovo i floppy, poi di nuovo me.
AU: Eh, perché, non va bene se li poso lì?
Io: Senti, qual è il componente principale di un altoparlante?
AU: (Si gratta ben bene la crapa) Be’, c’è una calamita…
Io: E cosa pensi che succeda se lasci dei supporti magnetici troppo vicino a una calamita non schermata? (Sì, quel televisorino del quaraquaz manco per i cavoli a merenda che aveva schermature appropriate…)
AU parte con un’altra bella grattata di crapa.
Alla fine l’ha capita; ha pensato di mettere i floppy in un cassetto della scrivania, dopo che entrambi l’abbiamo controllato per verificare che non contenesse calamite.
Per quanto gli è durato quel C64, non mi ha più chiamato strillando che gli alieni gli avevano brasato qualche floppy…


Grande Giorno di Cambiamenti Epoca(cca)li – abbiamo sostituito la vecchia centralina butringonica VoIP e tutti i butringhi, il tutto prodotto da FamosoProduttoreCheFaCagareISassi, con roba di FamosoProduttoreConLePalle. Tutto rigorosamente di sabato mattina, sia mai che qualche utOnto si lamenti che non può usare il butringo, anche se non lo usano mai… Comunque, sostituita la vecchia centralina con una virtualizzata sul nostro datacenter, sostituiti tutti i butringhi in giro per gli uffici; avevamo estrapolato tutte le configurazioni della vecchia centralina e ce le siamo ricreate papali papali su quelle nuove, perché non c’è una funzione di esportazione da FPCFCIS a FPCLP (figurarsi: la concorrenza!). Che gran coppia di cojones… Poi, prova di qua e di là, verifica questo, verifica connessione sulle linee esterne, bli, blo, bla, e prima di pranzo – ce lo offre Capo in un ristorante nel paese vicino – abbiamo finito col lavoro. Considerati tutti i malfunzionamenti che ci dava la centralina FPCFCIS, il passaggio a FPCLP era dovuto, e ne siamo soddisfatti.
Però quel senso di soddisfazione comincia a recedere quando arriviamo al lunedì e la gente si ritrova coi butringhi nuovi, il che era tra l’altro stato preannunciato con grandi squilli di trombe già da settimane. Tanto per verificare il collegamento tra i butringhi e la sega che ci tartassa i nervi, becco la chiamata di UA3, quella riportata sopra che “dovrebbe”, e poi un giorno o l’altro spiegherò il perché di queste virgolette, occuparsi di inziccare carta e toner nella stampante che hanno loro lì.
UA3: Sentite, bello il nuovo telefono e tutto quanto, ma come funziona?
Io: (completamente perplitoesso) Come funziona cosa, scusa?
UA3: Eh, il nuovo telefono.
Tunc, tunc, tunc. Devo decidermi a mettere un’imbragatura di sicurezza alle mie palle, altrimenti continuano a cascare. UA3 è in ufficio da sola, non passa chiamate ai colleghi, non fa chiamate in conferenza, quindi il suo butringo ha le funzionalità di base e nulla più. La rubrica è accessibile con un tastino identificato dall’etichetta (ma va’?) “Rubrica”, e tutto è stato barbaramente scopiazzato dalla vecchia centralina, proprio per evitare di mandare in palla il neurone solitario di qualche utOnto.
Io: Lo stai usando, quindi, secondo te? Ho mandato una mail in cui dicevo che è tutto uguale a prima, salvo il modello di telefono; ma, vacca ladra, è un telefono. (Ma quando cambi il buzingo quelle tre volte all’anno che fai, spacchi i maroni all’assistenza tutte le volte?)
UA3: Quindi per fare i numeri è sempre uguale?
Io: (No, bisogna mettersi a testa in giù e digitarli con le punte degli alluci) Ovviamente.
UA3: Quindi per fare quelli esterni ci va sempre lo zero prima?
Io: Se ho scritto nella mail che è tutto uguale a prima, quello intendevo.
UA3: Quindi anche la rubrica funziona allo stesso modo?
Io: (No, per quella bisogna eseguire un po’ di macumbe in pieno stile voodoo) Sicuro. Anche quello, ben specificato nella mail.
UA3: Ah. (E riattacca senza nemmeno dirmi ciao.)
Un attimo dopo, Bislakk prende la chiamata; dal suo sogghigno intuisco che sia ancora UA3. La ascolta per un momento, poi:
B: (col bastardometro a manetta) Ah, Ben11 si è dimenticato di menzionare che per ogni chiamata che fai all’ufficio informatica ti vengono in automatico detratti 200 euro più IVA dal conto in banca.
Mi pare quasi di sentire lo schianto della sedia nell’ufficio di UA3, poi un pigolio disperato che viene dalla cornetta di B.
B: Sto scherzando, testina. Non è nemmeno tecnicamente possibile una cosa del genere, stai tranquilla. E in ogni caso in quella famosa mail Ben11 ha scritto chiaro e tondo che non è cambiato niente, quindi anche lì stai tranquilla.
UA3 dice ancora qualcosa, in tono meno disperato, mi pare, poi riattacca. Io e Bislakk ci guardiamo.
B: Avrei voluto proseguire col gioco, ma mi sa che a UA3 sarebbe venuto un infarto.
Io: E poi sai le scartoffie che deve firmare Capo! No, meglio fermarla prima.
E ce ne andiamo a berci il caffè.


  1. Quello occupato da utOnti così tanto utOnti da ridefinire il termine “utOnto”, come evidenziato qui, qui, qui e qui (ehi, E. B., guarda: mi sono fatto un corso di 5 minuti per usare il Markdown e ti ho mandato direttamente il .md con tutti i link a posto.) (N.d.E.B.: Uaaaah, mi hai tolto sì e no un trentesimo del lavoro di redazione sui tuoi testi! E vabbe’, meglio di un calcio sulle gengive…) ↩︎

mercoledì 8 settembre 2021

Hanno voluto brexitare? Mo’ se la tengono!

“Brexitare”, hahaha. Ma come ho già detto, se m’invento un termine del brumf-del-ciumf questo esiste, mi sono spiegato? 🤣
Scherzi a parte. Un certo Ian King, giornalista di Sky News, ha parlato in termini espliciti di apocalisse riguardo a quello che sta succedendo in Gran Bretagna con la loro fantastica “brexit”. Lavoratori stranieri che tornano ai loro paesi d’origine – e lì sono contento per loro – e difficoltà nei rifornimenti, proprio perché tanti di questi lavoratori stranieri erano gli autisti dei mezzi! Aumenti dei prezzi del cibo alle porte, proprio a causa di queste difficoltà! E tutto questo genere di cose.
Già.
Fintanto che facevano parte di quell’unione europea che le maiuscole se l’è già giocate da mo’1, tutto bene. Anche se da parte loro era un prendere quasi senza dare, perché approfittavano dei benefici offerti dall’unione ma davano ben poco in cambio. Ora, quei benefici non ci sono più, e la Gran Bretagna si sta rendendo conto che le sue pretese di essere autosufficiente sono alquanto campate in aria. Del resto gli anglosassi2 hanno sempre sfruttato le risorse altrui per sopravvivere; ora che si sono tagliati da soli il cordone ombelicale con l’unione europea, prima che s’inventino il modo di andare a succhiare sangue da altre parti saranno tornati al medioevo.
Ma l’hanno voluta la bicicletta senza pedalata assistita? Mo’ pedalino! L’unione europea senza di loro sente ben poco la differenza; ma loro senza l’unione europea cappotteranno di brutto, e saranno puri e semplici cazzi loro.
Francamente se c’è una nazione per la cui sorte meschina non sono proprio per nulla addolorato questa è la Gran Bretagna: hanno sempre guardato il resto dei popoli europei – soprattutto noi pezzenti italiani, e ne hanno dato una chiara dimostrazione ai campionati europei di quella specie di gioco con la palla, sommergendoci di tutto il loro razzismo – dall’alto al basso. La legnata sui denti se la sono tirata con le loro stesse mani; ora saremo noi a restituire loro il favore. Datemi del cinico insensibile, se ne avete voglia; me ne vanto pure.


  1. Non c’entra la “brexit” con questo; la questione dell’unione europea probabilmente meriterà altri post. ↩︎

  2. Sì: -sassi, non -sassoni: hanno le teste più dure del cemento armato. ↩︎

venerdì 3 settembre 2021

La marea montante dei no-vattelapesca

Spero si sia capito il tono ironico del titolo…
Manifestazzzzione, sì, con 4 Z, dei no-coso verde alle stazioni ferroviarie e agli aeroporti, con tanto di slogan degli antivaccinisti che riportano le loro bufale astronomiche (quelle che Sputafuoco ha duramente, e giustamente, condannato). L’intento era di boicottare le partenze dei treni e degli aerei, impedendo ai passeggeri di prendere i mezzi di trasporto.
Dunque, secondo loro erano milioni e milioni.
Secondo le questure, non c’erano neanche le stazioni e gli aeroporti. 🤣
Numeri reali: nelle strutture dov’erano più numerosi ammontavano sì e no a una decina. Già, quattro gatti spelacchiati che tentano d’impedire a migliaia di viaggiatori di prendere treni o aerei? Mi sa che si sono guardati in faccia chiedendosi se non avessero sbagliato giorno!
Eppure a sentirli la loro manifestazzzzione (vedi sopra) è stata un successssss[…]ssone, con tantissime S.
Peuh. Gli è riuscita solo nel famoso comune di Bugliano e nel celebre aeroporto di Acicatena. (Ma perché, esistono questi due luoghi? Sì, solo nel neurone solitario in cancrena dei no-vattelapesca…)

giovedì 2 settembre 2021

L'umanità è estinta

Ne restano solo pochi esemplari, troppo pochi per riuscire a perpetuare la specie. Il resto delle miliardate di cosi dall’aspetto antropoide che si vede in giro sono scimm amebe dotate non di un neurone solitario ciascuna, ma tra tutte quante di un singolo neurone usato in multiplexing. Altrimenti certe stronzate non avrebbero una spiegazione logica per quei rari umani ancora presenti sulla Terra.
Dunque, piglio il treno – beccandomi tre cambi, chiaro – e vado a trovare dei parenti che era da mo’, prima della pandemenza, che non vedevo; N. B.: questi parenti mi hanno disautorizzato, vai a capire perché, a scrivere sul blog dove vivono, quindi, per quanto non ci avrei visto nulla di male a citare la località, eviterò. Giornata allegra in compagnia, poi nel pomeriggio torno a prendermi il treno per tornare a casa. Dunque, linea ferroviaria unica, coi treni che fanno la spola tra Capolinea1 e Capolinea2; io salgo a C1 e devo poi cambiare a C2. Treno fermo sul suo binario, in attesa di partire; capotreno lì sulla banchina; siccome manca ancora un po’ prima della partenza, me ne resto lì a sgranchirmi, più che altro perché voglio tardare il più possibile a ficcarmi quella sgrumf-del-brumf di una mascherina. Comunque, vedo arrivare la fila dei cretidioti – grazie Ben11 – che devono prendere quel treno.
Cretidiota n. 1, donna: arriva in stazione, guarda ben bene il tabellone luminoso con le partenze, prende il sottopasso per arrivare al binario giusto, esce, guarda un altro tabellone delle partenze, legge bene il pannello luminoso sul binario, poi s’avvicina al capotreno e gli chiede: “Scusi, ma è questo il treno per C2?”. Il capotreno, che si sente rivolgere questa domanda ogni tre per due e ha una pazienza da fare invidia a Giobbe, le risponde affermativamente. Cioè, hai visto il treno che devi prendere su ben due tabelloni luminosi, hai avuto la conferma dal pannello di binario, sai perfettamente che lì c’è solo quella linea ferroviaria coi treni che al massimo arrivano a C2 e ancora lo chiedi? Mah, doppio e triplo mah.
Cretidiota n. 2, uomo: è arrivato appena dietro la prima, dopo essersi a sua volta letto tutti i tabelloni e i pannelli, ha sicuramente sentito la domanda e la risposta, e nonostante tutto chiede: “È questo il treno per C2?”. No, guarda, questo rimane lì fermo a C1 a far figura! Ancora una volta il capotreno risponde affermativamente.
Cretidiota n. 3, donna, anzianotta, accompagnata da un ragazzo sui vent’anni: entra in stazione con estrema sicurezza, non guarda niente e nessuno, arriva al binario assieme al ragazzo, e chiede al capotreno: “Questo treno va a C2?”. Risposta affermativa; lei insiste: “Ma è sicuro?” Lui, facendo buon viso a cattivo gioco, torna a rassicurarla. Lei continua: “Ma, sa com’è, qui bisogna avere la certezza: allora il treno per C2 è proprio questo?” Lì interviene il ragazzo, con aria scocciata: “Senti, zia, lo sai benissimo che da qui i treni vanno solo a C2; cosa insisti a fare? Sali su ’sto treno e non farla tanto lunga.” La vecchietta sbuffa, ma alla fine si decide a salutare il nipote e a salire sul treno senza ulteriori domande.
Tralascio la lunga fila di cretidioti che arrivano e pongono La Domanda Ovvia E Scontata. È quasi l’ora di partire; mi decido a schiaffarmi quella fottuta mascherina sul muso e ad appropinquarmi all’ingresso del treno. Ma, dato che il capotreno, da una breve conversazione che ha avuto col macchinista, mi è sembrato un buontempone, non resisto alla tentazione di rifilare una bastardissima stoccata ad altri cretidioti che stanno per porre Proprio Quella Domanda. Chiedo al capotreno, con un ghigno ironico da un orecchio all’altro: “Scusi, è questo il diretto per Giove?” Il tipo, ghignando a sua volta, mi regge il gioco. “Sì, sarebbe questo, ma purtroppo la linea è interrotta per lavori all’altezza dell’orbita di Marte.” Io rispondo: “E vabbe’, vorrà dire che su Marte mi accontenterò di chiamare un taxi spaziale.” E salgo sul treno, godendomi le facce allibite dei cretidioti, qualcuno dei quali si sta davvero chiedendo se quel treno sia diretto verso altri pianeti. Altri decidono di assumere il controllo di quel neurone in multiplexing per quel breve attimo necessario ad arrivare a stabilire che li stavo coglionando e che forse è meglio non porre domande stupide, e salgono sul treno senza chiedere niente.
Roba da far abrogare in tempo zero la legge Basaglia!
Sì, lo so che sono cinico. Ma senza una buona dose di cinismo in questo mondo non si va avanti.

martedì 31 agosto 2021

Altro pacco di utOntaggini

Ben11 mi ha mandato un nuovo pacco di storielle, quindi cedo la parola a lui.

Mi sono sbagliato. UtontoAncoraPiùTonto che ho descritto qui [manco da chiedere ancora…] (N.d.E.B: Lo so, lo so…) non è stato in grado di fornirmi tanto materiale. Ha pisciato un po’ troppo fuori dal vaso, e con Capo non si scherza. Del resto quando passi le giornate a fare la minchia a coriandoli al prossimo, monti su arroganza a non finire, pretendi l’inverosimile, prima o poi tutti finiscono per lamentarsi di te e Capo ti caccia via a scarpate in culo.
Comunque, ’sto fenomeno merita ancora una storiella. Ci piomba un giorno in ufficio con la sua solita tracotanza; il primo che vede è Bislakk, e si rivolge a lui.
UAPT: Ma allora, io qui ci ho tutto che non funziona! Mi dovete risolvere il problema subito, perché ci sono delle cose che devo fare con urgenza! (Tipo: andare a fare chissà che cazzo su un sito di taroccamento di motori?)
B: (guardandolo serafico) Mah, non so. Io ci ho una roba urgente da finire su ’sto server, quindi non posso mica adesso.
UAPT: Ma che cazzo me ne frega dei vostri verser (sic!), dovete venire subito! Qui la gente deve lavorare, ma allora! A me non mi funziona più niente, e dovete intervenire!
B: Oh, io devo obbedire agli ordini di Ben11. (Tsè, ma quando mai gli do ordini io? Fortuna che il naso da Pinocchio non si vede.) Se lui mi ordina di mollare tutto qui e darti retta, lo faccio, se no ciccia.
Io: E ’sto par di balle che gli ordino di mollare un lavoro importante su un server. No, B non è autorizzato a darti retta. (Né ora né mai, aggiungo mentalmente.)
UAPT: (inalberandosi) Ma qui i tecconici infognatici (aridaje!) impediscono alla gente di fare il loro lavoro! Io ci ho tutto che non va, e voi… (Si ferma impallidendo quando lo prendo per il bavero.)
Io: Cos’è che ti ho detto l’altra volta sul calunniare i, ripeto, segnatelo bene, tecnici informatici?
UAPT: Ma… ma…
Io: Ultimo avvertimento. (Lo mollo. Se non si è capito, Capo non protegge gli utOnti che assume né dal mio pessimo carattere né dalla loro stessa stupidità.) Adesso, punto primo, la formula corretta sarebbe: “avrei il tale problema; potreste per favore intervenire?”. Il sistema “voglio posso e comando”, come ti ho già ripetuto fino alla nausea, qui non funziona. Seconda cosa: “non va niente”, “non funziona niente” sono frasi che, ahem, non vanno e non funzionano. Cazzo, quando ci hai mal di pancia che minchia racconti al dottore, solo “sto male, mi deve curare”?
UAPT: (cercando di ricuperare la sua solita boria) Ma se non lo sapete voi cos’ha che non va…
Io: Già, e senza dettagli non lo sapremo mai. Ribadisco: queste sono macchine, e con le macchine bisogna essere precisi, se no t’attacchi al tram e tiri. Quindi, di preciso, cosa c’è stavolta che non va? (Un altro “Internal server error”?)
UAPT: Ma, ecco, io… insomma… non potresti venire a vedere? (To’, un briciolo di cortesia! Ma so già che è troppo bello per durare.)
Facendo ancora una volta buon viso a cattivo gioco, mi decido a seguirlo e a vedere cosa c’è che non va, e riesco a convincerlo a non smenarla tanto tra mascherine e distanziamento, ribadendo il concetto del “Siamo entrambi vaccinati”. “Nonvanonfunziona” numero 1: ha aperto VolpeDiFuoco, ha battuto un indirizzo che riporto così: https://www.sitoirrimediabilmenteinesistente.com e si è beccato il messaggio falsamente spiritoso di VDF “Uhm… non riusciamo a trovare questo sito.”, roba che è seconda solo a “Oops, questo è imbarazzante!” quanto a coglionaggine totale (ma gli sviluppatori di VDF non ci hanno niente di meglio da fare che atteggiarsi a simpaticoni?).
Io: Certo che se batti indirizzi che non esistono col cazzo in salamoia che ti carica qualcosa.
UAPT: No, ma esiste! Me l’hanno mandato su uozzappo. (Mi mostra il buzingo, dopo aver aperto quella ciàt specifica sul piccione viaggiatore verde. Controllo se ha cannato qualche carattere nella trascrizione – succede a tutti, non solo agli utOnti – ma l’ha copiato papale papale.)
Io: Mica detto che perché te l’abbiano mandato su uozzappo sia automaticamente giusto. Mi sa che questa tizia ha cannato clamorosamente.
UAPT: No, lei non sbaglia mai! Qui mi avete bloccato questo sito perché… (Si blocca al mio ringhio gutturale; sto davvero per ficcargli le mani addosso.)
Io: Qui gli unici siti a essere bloccati sono quelli porno, per ordine di Capo, e comunque ti sarebbe apparsa la paginetta interna del nostro proxy ad avvertirti del blocco. No, questo sito qui proprio non esiste, non c’è, nisba, nada, zilch. Quindi, è chiaro che questa tizia ti ha passato un indirizzo inesistente, magari per percularti per bene.
UAPT: (Apre e richiude la bocca un paio di volte.) Vabbe’, le chiedo se si è sbagliata. (Allelujah!) Adesso, per l’altro problema…
“Nonvanonfunziona” numero 2: apre l’alquanto scarna pagina principale di orologiorotto, ma sì, quella socialfogna fetente che sta soppiantando facciabuco sia come numero di webeti iscritti sia come livello di webetaggine dei medesimi, va ad aprire la paginetta di accesso, scegliere di entrare con nome utente e password e mettere le sue credenziali; gli viene fuori il bel messaggino d’errore secondo cui le sue credenziali sono sbagliate.
UAPT: Ecco, fino a ieri da casa mia funzionava e qui non funziona più! Mi avete bloccato l’acces- (Si blocca perché la mia mano gli è piombata dritta sulla spalla, poi, pallido come un cencio, m’implora con lo sguardo. Se volete farvi un’idea di come sono fatto fisicamente, immaginate un orso Kodiak spelacchiato e occhialuto. UAPT forse pesa trenta chili bagnato…)
Io: (Lo lascio andare; tendenzialmente non sono violento.) Ribadisco il concetto: se tenti di aprire una pagina bloccata vedi la paginetta del proxy. Qui vedi la pagina principale di orologiorotto, invece, il che vuol dire che non l’abbiamo considerato abbastanza porno da bloccarlo. Se canni pure a scrivere un cazzo di nome utente e una merda di password son cazzi tuoi.
UAPT: Ma se da casa mi collego e qui non entra!
Io: Cioè, presupponendo che il nome utente sia corretto, a casa batti una password e qui ne usi un’altra? (Non sarebbe certo il primo a combinare una vaccata del genere!)
UAPT: No, a casa me le mette in automatico.
Io: È un classico: così si finisce per dimenticarsi pure le password. Sicuramente hai cannato quella; te la sei almeno segnata da qualche parte?
UAPT: No, ma sicuramente è giusta!
Io: Tra tu che ritieni di averla scritta giusta e il sito che ti dice che la stai cannando, ha sicuramente ragione il sito. Secondo me, manco te la ricordi.
UAPT: (dopo un lungo attimo di impappinamento totale) Ma io devo entrare su orologiorotto! Mi devi aggiustare la password!
Io: Ancora in modalità “voglio posso e comando”? Comunque questi sono tutti cazzi tra te e orologiorotto. Puoi utilizzare le loro procedure di ricupero password, se ne hanno.
UAPT: Fallo tu.
Io: Il profilo è tuo, e ci devi pensare tu. Questo è un sito completamente al di fuori del nostro campo di responsabilità. In parole povere, non me ne può fregare meno di dove ti conducono le tue “urgenze” del momento, e se non riesci a entrare su orologiorotto son tutti cazzi tuoi. Punto.
UAPT: (rimane di nuovo impappinato, poi tenta miserevolmente di riguadagnare terreno.) In ogni caso, dovrò farti una segnalazione con Capo perché mi hai messo le mani addosso e perché mi tratti male.
Io: Prego; poi vediamo chi esce gobbo dal suo ufficio.
(Nota: Capo è già al corrente della calunnia precedente, e sa che per spingermi a ficcare le mani addosso a qualcuno bisogna combinarmela grossa.)
Lo lascio lì piantato come un pioppo e me ne torno nella mia tana.
È stata proprio quella l’ultima goccia? Forse. Poco dopo, UAPT transita con aria tracotante da “mo’ gliela faccio vedere io” verso la Tana del Drago Sputafuoco, entra senza nemmeno bussare e dà il via alla sua geremiade – al che poi cominciamo a sentire la voce di Capo che risponde in tono pericolosamente piatto. Io e Bislakk ci appropinquiamo silenziosamente alla porta, per captare la parte finale: “… e da domani ti cerchi un altro lavoro!”. Ci ritraiamo giusto in tempo, quando UAPT esce dall’ufficio di Capo strascicando i piedi, ramazza le sue scarse proprietà personali e se ne va senza salutare nessuno. UAPT era ancora nel suo periodo di prova, quindi neanche da dare gli otto giorni: piglia e vai, fuori dai coglioni! Io e Biskakk ci guardiamo.
B: Naaaa, ma così non va bene! Dovremo protestare con Capo: così ti toglie tutto il materiale per le storielle che mandi al tuo amico blogger! (Sì, ne è al corrente, proprio come Capo.)
Io: Come se mancasse il materiale! Il WWF non ha ancora dichiarato gli utOnti specie protetta.
B: Ah, quindi posso collaudare il fucile da caccia grossa su qualche utOnto? Ottimo.
Sghignazziamo.


Qui invece abbiamo a che fare con un utOnto esterno all’azienda. Un amico di amici; e i suddetti amici si sono presi la ranzata che meritavano per aver osato dare il mio numero di buzingo a quell’elemento – che poi, grazie sant’Android, è finito dritto filato in lista nera. Tralascio quell’ora di chiamata delirante per arrivare a capire che dovevo passare a trovarlo perché se no non ci avrei cavato un ragno dal buco. Mi faccio dare l’indirizzo, fissiamo un appuntamento, tanti saluti. La domenica pomeriggio – e ci avrei avuto altro di meglio da fare! – arrivo a casa sua, e trovo ’sto tipo tutto allegro e sorridente, che vive da solo a parte un grosso cane incrociato pure col primo treno che passava da quelle parti, che mi dà testate per avere coccole e che, a guardarlo negli occhi, sembra più furbo del suo padrone. No, altro che “sembra”: è più furbo… Convenevoli vari, il tipo mi offre pure un caffè, poi alla fine si passa al perché e il percome mi ha chiamato su consiglio di Amico1 e Amico2 (nota: procurarsi qualcosa per mattonizzare PC e buzinghi di questi due amici…). Mentre ci facciamo strada nei meandri di una vecchia casa più o meno ristrutturata, con un dedalo di localini interconnessi, rampe di scale in salita e in discesa, corridoietti vari – la casa del nonno di TizioRintronato, progettata e costruita da lui in persona, il che mi spinge a chiedermi quante tracce di sangue avrebbero trovato nell’alcool al suddetto nonno il giorno che s’è messo a farsi quella casa – TR mi accenna al problema: “Vedi, io mi devo vedere dei video che mi hanno mandato su Io Tubbo (verbatim!), ma non me li fa proprio vedere.”
Hummm… I motivi per cui a volte non si riesce a visualizzare video sul tubazzo possono essere tra i più disparati; ma alla fine colgo quello specifico a colpo d’occhio, senza nemmeno prendermi la briga di accendere il computer.
Cioè: mi sono trovato davanti un bel guscio color crema. Col floppy e il cd-rom. Attaccato a un fantastico monitor a tubo catodico da quattordici pollici. Con una tastiera alta tipo cinque centimetri, pure color crema, col classico connettore PS2. Mouse con la pallina, pure lui con connettore PS2. Se non altro, è attaccato con un cavo ethernet a un router ADSL che ha visto tempi migliori, sì, ma che funziona.
Tunc, tunc, tunc. Le mie palle sono appena cascate sul pavimento e rimbalzano qua e là.
Io: Con questo coso dell’epoca dei dinosauri manco se diventi verde a pallini viola che riesci a vedere video sul tubazzo!
TR: Ma se ha sempre funzionato.
Io: Non lo metto in dubbio, ma è vecchio come il cucco, è un vero e proprio pezzo da museo.
TR: E allora? Io ci ho una vecchia 500 e va che è una meraviglia.
Io: Questo PC, in termini informatici equivalenti, è molto, ma molto più vecchio della tua 500: è come una carrozza a cavalli del 1800 paragonata alle moderne automobili. Con questo col cazzo ripieno che visualizzi qualsivoglia contenuto multimediale moderno.
TR: Ma se naviga benissimo!
Io: Immagino; ma non ce la fa proprio, in nessuna maniera, con la roba moderna.
Gira e rigira, alla fine acconsento ad accendere quella meraviglia, aspettare i suoi tempi biblici perché si avvii, e trovarmi di fronte alla bella schermata principale di, udite udite, Finestre 98. Prima versione, quella che s’incriccava ogni tre per due. E vabbe’. Caratteristiche hardware di questa bellezza:
Pentium II
Scheda video 3DFX Voodoo 2 con 8, diconsi 8 MB di memoria
RAM: 16 MB, sì, ribadisco, MB
Hard disk: 6 GB
Sì, diciamo che è un po’ più potente di un Commodore VIC-20. Ma il buzingo più sfigato se lo mangia per colazione, questo PC.
Lancio il browser – quello famoso che dopo millenni Micromorbido si è decisa a mandare in pensione; non che Bordo sia meglio, eh – e, sì, miracolosamente mi apre qualcosa, tipo la pagina di San Google in versione ipertartassata. Ma di aprire video sul tubazzo, pure con la qualità ridotta al minimissimo (N.d.E.B.: qui occorre specificare che l’ha usato deliberatamente a fini ironici, se no qualche utOnto affetto da webetismo galoppante potrebbe pure prenderlo sul serio…), proprio non ne vuole sapere. Guardo TR.
Io: No, o ti decidi a comprarti qualcosa di moderno – perfino un notebook sfigato da 400 euro è in grado di visualizzare video sul tubazzo – o quei video che tanto brami vedere non te li godrai mai.
TR: Ma se funziona!
Io: Lo vedo. Ma non ci gira niente.
TR: Ma se ci scrivo con Parola.
Sì, sì: quello di Ufficio 97. Ma questa sparata mi lascia perplitoesso.
Io: E che straminchia c’entra coi video del tubazzo?
TR: Eh ma se gira Parola girano anche i video di Io Tubbo.
Io: No, non c’entra un cazzo in insalata. Sono due pianeti diversi, se non addirittura due galassie lontanissime. Tieni questo PC lì come pezzo da museo, se vuoi, e una buona volta, se hai intenzione di fruire di video sul tubazzo o altra roba moderna, comprati un PC moderno; come ti ho detto, anche i rimasugli di magazzino da 400 euro ce la fanno, almeno coi video sul tubazzo.
TR: Ma se funziona!
No, niente da fare. Il cervello di TR è andato in loop infinito. Tralascio l’ulteriore mezz’ora a cercare invano di fargli capire che con quel residuato bellico non va da nessuna parte. Alla fine, gli comunico in tono fermo che se mi cassa l’unica soluzione funzionante che potevo proporgli – e non è un morto di fame: ha più soldi che vita per spenderli – altre non ce ne sono, e me ne vado lasciandolo lì piantato come un pioppo. Il suo numero in lista nera ci è finito appena ho varcato la soglia di casa sua.


Altra chicca di Contabile.
C’è anche Contabilessa; io sono lì per bestemmiare a mitraglia con una cazzo di patch ethernet che non ce la fa proprio, e non intervengo nella loro conversazione.
Ca: Io adesso ci ho da fare con quel cazzinculo di bilancio; hai voglia di guardare la segnalazione di QuelTaleFornitore su una cifra sbagliata che gli è sfuggita sulla fattura n. Xxx?
C: Quale segnalazione?
Ca: Ma sì, ti ho girato la mail dieci minuti fa, ma non sono riuscita a spiegarti per via di quella cazzinculo di telefonata.
C: (smanazzando sulla posta elettronica) Ma porca vacca di quella troia! Me la sono ranzata in mezzo a quel mucchio di spam dei fornitori! (Noi filtriamo lo spam propriamente detto, ma le mail con cui i fornitori, solo perché abbiamo comprato una minchiuzza da loro, ci tartassano le lasciamo passare; a volte in quel marasma di sbrubblicità gratuita c’è anche qualcosa d’interessante.) Ma, e se chiedo a Ben11 di ricuperarmela dal backup?
Ca: Oggi per oggi? Ma sei scemo o hai mangiato sushi avariato?
C: (con estrema nonchalance) Oh, allora gliela chiedo domani, tanto non c’è poi tutta questa fretta con QuelTaleFornitore.
Ca: Ma ti rolli roba buona in quei cannoni che ti fumi?
C: Ehi, è solo tabac… (Si blocca, imbarazzatissimo.) Ho detto una vaccata, vero?
Ca: No, ma va’? Senti, facciamo che ti rigiro quella mail, che è un po’ più facile del miracolo che avresti voluto chiedere a Ben11.
E io lì che sghignazzo sotto i baffi mentre smonto quella merda di patch…

lunedì 30 agosto 2021

Grosse auto e piccoli cervelli

Non smetterò mai di chiedermi perché tanti – troppi – vanno a comprarsi auto ben al di fuori delle loro limitatissime capacità di guida; e non sto parlando di neopatentati che devono ancora passare sulla strada i canonici 6 mesi prima di aver davvero imparato a guidare: sto parlando di gente che ha la patente da anni a paccate da dieci se non da venti o più e te li ritrovi a passo di vecchietto zoppo e artritico nelle rotonde – per fare un classicissimo esempio – perché non sanno da che parte girare il volante per: a) entrare nella rotonda; b) seguire la rotonda fino all’uscita desiderata; e c) uscire dalla rotonda. Ma mica solo questo, eh: era solo un esempio. E si comprano “il macchinone”. Soprattutto, come moda comanda, si comprano quei barconi inutili, ingombranti, costosi, inquinanti e pericolosissimi denominati SUV. Roba che ci va un portafoglio a fisarmonica per comprarseli, uno quando devi farci manutenzione – cambiate un treno di gomme a un SUV e poi mi direte; un altro portafoglio a fisarmonica serve alla pompa del carburante: ibrido? Fotte un cazzo. Quando attiva il motore a combustione interna, comincia comunque a bere come una superpetroliera. Hanno l’ingombro e gli spazi di manovra di un autobus, se va bene; ma l’abitacolo è quasi più piccolo di quello della mia utilitaria, il bagagliaio – soprattutto su quei SUV ipermoderni che sembrano astronavi uscite da un film di fantascienza – nullo. In più, sono delle mine vaganti: affronta una manovra d’emergenza con un bestione che quando è leggero pesa più di due tonnellate e ha gli spazi di frenata di un tir sovraccarico, e tende a cappottare con facilità irrisoria se pigli una curva troppo brusca; affronta una strada innevata con uno di quei mezzi che “ah, ma tanto io ci ho il 4x4” e alla prima curva sono giù per una riva o stanno limonando con un muro.
Premessa generale per introdurre il caso in questione. L’altro giorno, io lì tranquillo che viaggio su una statale1 e a un incrocio non mi si fionda davanti il coglione di turno con un SUV? Tra l’altro, è un mio buon conoscente, quello che potrei definire amico occasionale. Inchiodatone – con le auto dietro che alla classica maniera italiana viaggiano a trenino e rischiano di chiudersi a fisarmonica sul culo della mia – e clacsonata d’obbligo, e ’sto pirla mi fa segno che veniva da destra; al che gli ho indicato il grosso segnale ottagonale rosso con la scritta bianca STOP a caratteri cubitali che non s’è filato di striscio. Andiamo avanti, dunque. ’Sto caprone prende a tagliare allegramente tutte le curve a sinistra e a prendere quelle a destra alla milanese, buttandosi sulla corsia opposta per farle, rischiando un paio di volte un frontale con qualcuno dall’altra parte, che frena di botto rischiando di farsi inculare; arriva alla prima rotonda, ci si fionda dentro senza guardare – per fortuna non c’era nessuno – e si pianta, per poi farla a una velocità che ancora un po’ andavano più svelti i lampioni; e io dietro che gli pianto clacsonate senza pietà, ignorando i suoi vaffanculo gestuali. Altro tratto di curve impanate, be’, insomma, alla milanese, altra rotonda e ci si fionda dentro facendo inchiodare un poveraccio che era già lì; poi, di nuovo, percorsa a due centimetri all’ora. Io lascio passare doverosamente l’altra auto, mi immetto, ma arrivo a culo al pirlone che ancora non era uscito dalla rotonda! Infine, coincidenza, giriamo sulla stessa strada: dovevamo andare tutti e due nello stesso posto, e si trattava di una strada a senso unico con parcheggi sul lato destro. Ahi ahi, i parcheggi sul lato… ’Sto minchione si ferma per parcheggiare in un buco dove più o meno sarebbe entrato un tir – e non ci va a impiegarci quella miliardata di manovre per poi riuscire a lasciare l’auto storta con mezzo muso sulla strada? E io lì dietro col clacson su cui ormai potevo cuocere le uova! E per fortuna in quel momento su quella strada non stava passando nessun altro! Io gli parcheggio dietro con una manovra da manuale, poi scendo, e lui, a sua volta sceso dalla sua auto, mi s’avvicina incazzato, gridando “Ma che cazzo vuoi da me? Ma perché mi devi rompere i coglioni?”, roba del genere a disco rotto.
Lo guardo con un ghigno sardonico, e gli rispondo con un tono che ho imparato a usare quando sbarella di brutto, il tono da “Mo’ parlo io e tu muto come un pesce”.
“Sai qual è la radice del problema? Per te e per tanti altri, sai: tranquillo, non soffrirai di solitudine.” Lo blocco prima che intervenga, lanciandogli un’occhiataccia, e proseguo: “Vi dovete comprare tutti quanti l’astronave. Già, perché bisogna a tutti i costi avere il macchinone per fare i blagueur2 con gli amici. Magari pure ostentando una ricchezza alquanto fasulla, perché sono quasi sicuro che tu abbia preso ’sto cesso con un finanziamento che finiranno di pagare i tuoi pronipoti.” Colpito e affondato! Sguardo basso imbarazzato da parte sua. Io spietatamente proseguo: “E poi se è pure un cazzo di SUV della minchia, come il tuo, ci si può permettere di fare i bulli sulla strada, fottendosene di stop, precedenze e semafori rossi, tanto frenano gli altri; strabattendosene delle striscie pedonali, tanto si fermano quegli sfigati che vanno a piedi; strainculandosene dei sensi unici, tanto tornano indietro gli altri; sfruttando allegramente quattro stalli di sosta per parcheggiare, tanto chi se ne fotte se altri che avrebbero voluto utilizzare qualcuno di quei tre stalli aggiuntivi devono poi andare a cercare parcheggio altrove. Ma il fatto è, e questo tuo parcheggio qui ne è la piena dimostrazione, che non sapete guidare neanche una Panda.”
“Ma… ma…” comincia a balbettare; poi tenta di riguadagnare la faccia. “Ehi, fai in fretta a parlare tu con la tua minchietta giocattolo; ma qui la strada è stretta, ti voglio vedere, con tutta la tua banfa, a parcheggiare meglio di così.”
Gli ho indicato con un sogghigno tre o quattro furgoni – furgoni! – parcheggiati a regola d’arte, poi ho semplicemente teso la mano chiedendogli senza parole le chiavi. Lui accetta la sfida e mi dà le chiavi. Salgo sul suo barcone, lo avvio, esco dal parcheggio e gli faccio una manovra da manuale, piazzandoglielo a un millimetro dal marciapiede e perfettamente allineato. Con un altro sogghigno scendo, chiudo l’auto e gli riconsegno le chiavi.
La sua espressione è stata impagabile. Se n’è poi andato a testa bassa senza aggiungere altro. Ma dubito di averlo spinto a riflettere approfonditamente sulla faccenda; penso che le prossime volte si sarà bell’e dimenticato di questa figura di merda stradale.


  1. Doveroso ricordare che le strade statali in Italia hanno la precedenza su qualunque altra strada che non sia una statale; gli incroci tra statali sono sempre regolati con semafori, rotonde o sistemi di svincoli – ma devo ancora vedere su qualunque strada un singolo incrocio privo di segnaletica dove alla fine vale la famigerata regola della precedenza a destra! E la mia patente di decenni ne ha ormai parecchi. ↩︎

  2. Forse solo i piemontesi riconosceranno questo termine; comunque, è perfettamente comprensibile dal contesto. ↩︎

martedì 24 agosto 2021

Altre utOntaggini varie

È tornato Ben11! Insomma, non è che se ne fosse mai andato, ma ha avuto anche lui i suoi kazz&mazz in questo periodo di merda putrida e fetente, inclusa una quasi chiusura dell’azienda dove lavora, con cassa integrazione e tutto l’ambaradan. Comunque, la sua ditta è riuscita a tirarsi fuori dal baratro, lasciando purtroppo a casa qualcuno, non Ben11 e il suo vice per fortuna, e ora sta pian piano risalendo la china – basta che i genialoidi che abbiamo a Roma non s’inventino altre chiusure totali, zone rosse e troiate del genere; ma questo, per usare un’espressione che mi suggerisce Flannders, è tutto un altro paio di mutande. Comunque, Ben11 si è ricordato di mandarmi altre storielle, quindi cedo la parola a lui.

Ariecco qui il vostro Ben11, con un po’ di roba in canna (del gas?). E, no, non ho storielle su quella tipa che avevo battezzato AltraUtOntaScema, in questo post qui [devo di nuovo chiedere a E. B. di piazzarmi il link] (N.d.E.B.: basta poco, che ce vo’?): ha fatto le spese della nostra piccola crisi aziendale post-pandemiaonio e se n’è andata a menare le tolle da qualche altra parte. (N.d.E.B.: CuGGina o meno che sia del gran capoccia, anche lui deve aver capito che i primi che vanno potati sono i rami secchi.) Però, dopo un periodo in cui il suo posto è rimasto vacante, Capo ha preso un altro bel fenomeno, UtOntoAncoraPiùTonto. ’Sto demente oltre a non sapere nemmeno come cazzo si fa ad accendere un computer è anche uno spakkamaronix di prima categoria; penso che di materiale me ne fornirà a gogò.
Dunque, l’altro giorno mi chiama, e io ci avevo già tutte le lune di Giove, di Saturno, di Urano e di Nettuno di traverso, per cazzi miei, eh.
UAPT: Non mi va Internet. (Manco un cazzo di saluto? Un “ciao” cacatissimo? Troppa fatica cercare almeno di essere cortesi? Mi si è aggiunta anche la nostra Luna al conto…)
Io: Non mi hai dato alcuna informazione. Cosa di preciso non va?
UAPT: Eh, non va. E io devo accedere subito a un sito, è urgente, quindi vedi di risolvermi subito questo problema.
Io: (E va bene, aggiungiamo pure Fobos, Deimos e Caronte al conto…) Dunque, punto primo: per le urgenze hai un bagno a sì e no dieci metri dalla tua sedia. Punto secondo, “voglio posso e comando” qui da noi non funziona. Punto terzo, continui a non darmi nessuna informazione, quindi il tuo problema per me è irrisolvibile, per non dire irrilevante.
UAPT: (alquanto piccato) Ma come, qui i tecconici (sic!) infognatici (ari-sic!) si permettono di impedire alla gente di lavorare! Io devo fare urgentemente un accesso a un sito, e ci ho Internet che non va, quindi mi devi risolvere il problema!
Io: Allora, prima di tutto qui nessuno ti sta impedendo niente; seconda cosa, sei tu che continui a fare ostruzionismo quando ti chiedo di descrivermi il problema; terza cosa, qui vedo che la connessione aziendale va che è una meraviglia (ahò, ci abbiamo un fibrone della madonna!) e quindi adesso mi devi spiegare nei dettagli cos’è che non va.
UAPT: Ma se ti dico che non va! Cosa c’è di più chiaro di così?
Io: Ma fai così anche quando ci hai il mal di pancia e vai dal medico? Allora, le frasi “non va” e “non funziona” vanno eliminate dal tuo lessico. Qui abbiamo a che fare con delle macchine, e con le macchine bisogna essere precisi, chiaro? Dunque: qual è il problema? Che messaggi di errore ti dà quando tenti di accedere a Internet? È un problema su una pagina specifica o generalizzato? (Questo proprio non può essere, perché ciò vorrebbe dire che il suo PC è sconnesso dalla rete, ma se così fosse avrebbe smaronato per ben altre cose che “non va Internet” – e a un rapido ping il suo PC risponde, tra l’altro…)
UAPT: (dopo un lungo attimo di impappinamento) Ma, ecco, io tento di aprire il sito e non va.
Arrrrgh! Qui non ne caviamo un ragno dal buco! Dai, Ben11, schioda il culo dalla tua poltroncina e vai a vedere che gli frulla a ’sto rincojonito.
Vado da lui – che è covid-fobico, e si allontana da me schiaffandosi la mascherina, anche se come me ha già fatto tutte e due le dosi di vaccino – e mi metto a verificare il suo PC. Connessione alla rete: verde. Apertura browser: verde per tutti quelli che ha sulla macchina, cioè il solito Bordo di Finestre10, VolpeDiFuoco e Cromo (sì, ho voluto tradurre tutto in italiano: qualcosa in contrario?). Navigazione su Internet: verde. Guardo UAPT con un bel punto interrogativo stampato in faccia. (N.d.E.B: Non diciamolo a Batman, se no finisce per prenderti per l’Enigmista!) Si decide a venire vicino, ma solo dopo che gli ho detto “Dai, sei adulto e vaccinato!”, apre un cazzo di file di testo, copia un indirizzo web da lì – punta a un sito che riporto qui così: https://www.sitochemipuzzadavverotanto.it – e lo incula incolla sulla barra degli indirizzi (almeno una minchiatella che sa fare, anche se è forse l’unica). Restituisce un bel “Error 500 – Internal server error”.
UAPT: Ecco, vedi che non va? E io devo assolutamente accedere a quel sito, quindi bisogna risolvere il problema.
Io: Loro devono risolvere il problema. È il loro server che è andato a smignottix. Dal lato nostro, tutto funziona che meglio non può.
UAPT: Ma io devo accedere a quel sito, è urgente! E ieri da casa mi funzionava, quindi il problema è qui.
Io: Evidentemente da ieri a oggi il loro server ha deciso di inciamparsi per le scale e scatafasciarsi. (Se non altro, è riuscito a cogliere il mio ghigno sardonico a questa frase e capire che stavo facendo del sarcasmo.) Le macchine si guastano da un istante all’altro, puf, fino a un momento fa funzionava e ora non più. E se il loro server ti restituisce un bell’errore 500, non ti resta che aspettare che abbiano finito di riparare il guasto e l’abbiano riacceso. È tutto dal lato loro; se fosse qui da noi il problema non riusciresti nemmeno ad aprire la pagina di San Google.
UAPT: Ma come faccio ad accedere a quel sito? Devo accederci urgentemente!
Io: Se ascoltare quel che dice il, segnati bene come lo pronuncio, tecnico informatico è un optional, son cazzi tuoi. Questo server non fa parte dei nostri, quindi il problema per me proprio non c’è. E provati ancora ad accusarmi di boicottaggio nei tuoi confronti e finirai per farti una bella collanina coi tuoi denti dopo averli raccolti dal pavimento. (E che cazzo! Quando ci vuole ci vuole!)
UAPT: Ma… (Si blocca vedendomi stringere il pugno.)
Gli giro le spalle e me ne torno nella mia tana.
Per la cronaca, dopo qualche ora quel magnifico sito è tornato online e io sono perversamente andato a ficcarci il naso. Una rivendita online di kit per taroccare motori…


Le chicche di Contabile.
C: (dopo aver tirato giù almeno quattro calendari) Vacca boia, io ci avevo qui sul telefonino un file che mi devo essere cancellato, ma è importante! (Mi guarda speranzoso) Senti, non è che me lo puoi ricuperare? Tanto ci hai il backup, no?
Io: Del tuo telefonino? Ma manco se mi paghi 862.145 caffè.
C: (l’espressione desolata) Allora me lo sono proprio fottuto del tutto?
Io: Mi sa tanto di sì.
C: Ma che merda! Guarda, ti autorizzo a prendermi a calci in culo.
Io: Ci ho male alle gambe oggi; facciamo un’altra volta, va’.


Sul butringo dell’ufficio a volte piombano chiamate abbastanza deliranti da spingermi a chiedermi che cazzo ha l’umanità che non va. Un giorno mi suona; e c’era Capo lì in ufficio con noi a discutere di nuovi acquisti informatici. Numero che a me non dice una beata favazza, ma Capo lo vede e parte in fase digrignante – aha! Prendo la linea col vivavoce.
ScemoColBotto: Mi passi Capo. (Un semplice “Buongiorno, sono SCB, per cortesia vorrei parlare con Capo.”? Tsè: utopia.)
Io: (Dopo aver scambiato un’occhiata con Capo) Mi spiace, non è qui. Ha provato a fare il suo numero diretto?
SCB: Sì, ma non mi risponde. Me lo passi.
Io: Spiacente, ma da questo telefono posso solo passare la comunicazione a quello del mio collega d’ufficio. (Pinocchio, vatti a nascondere!) Rifaccia il numero diretto; può darsi che Capo sia solo uscito un momento dall’ufficio.
SCB: Ma come sarebbe che non può passarmi Capo? Ma dove siamo, nel Burundi, qui? Mi pas-
A un reciso cenno di Capo trancio la chiamata. Capo ci spiega che quello lì è uno dei dirigenti di Stucazzefornitore, che ci fornisce Quelsoftware, e che è un mese che gli sta facendo la minchia a bastoncini fritti dicendogli che è obbligato a comprare anche il pacchetto aggiuntivo con questa, quella e quell’altra funzionalità senza le quali la Terra smette di botto di girare, quando già in fase di acquisto avevamo fatto presente che ci basta e ci avanza il pacchetto base. Tra l’altro, Quelsoftware è una ciofeca mostruosa, e il prossimo anno non rinnoveremo il contratto ma ci orienteremo sulla concorrenza – ma questo è un altro disco unito a un orso (N.d.E.B.: 🙄 ).
La nostra centralina butringonica (N.d.E.B.: ovvio, no? La centralina che gestisce i “butringhi” è “butringonica”, giusto? 🤪 ) ha un sistema di smistamento chiamate: io e Bislakk rispondiamo allo stesso numero, ma la chiamata arriva all’uno o all’altro. Stavolta arriva a lui, che annuisce rivolto a Capo e prende anche lui la linea col vivavoce.
SCB: MI PASSI CAPO!
B: Ehi, non urli così, non sono mica sordo! Ahem, scusi, cos’è che ha appena detto? (Quanto a culo superiore, ne è molto più dotato di me…)
SCB: (resta interdetto per un attimo, poi grugnisce nel naso.) Mi passi Capo.
B: (produce deliberatamente un suono frusciante) Non ce l’ho qui in tasca, mi spiace.
SCB: (ancora una volta interdetto) Forse non ci siamo capiti bene. Mi passi Ca-
Anche B trancia la chiamata a un cenno di Capo. Mi strizza l’occhio; io alzo la cornetta del mio butringo e la lascio sganciata. La successiva chiamata di SCB piomba di nuovo sul butringo di B.
SCB: (ormai incazzato come due branchi rivali di iene sullo stesso territorio) Ma allora! Ma dove siamo qui, in Sudan? (’Nu poco razzistello, l’amico?) Una volta per tutte, mi passi Capo!
B: (rivolgendo a noi un ghigno perfido) Mi spiace, ma ho sentito da fonti sicure (mio cuGGino mio cuGGino…) che Capo si è preso un sabbatico per un anno ed è andato a spaparanzarsi in panciolle su una spiaggia privata a Honolulu. Richiami dopo il [data odierna + 366 giorni].
SCB: Ma… ma come, io devo assolutamente parlare con Capo! Come faccio? (Adesso più che incazzato sembra disperato. B gli ha propinato quell’insalata di minchiate in tono così serio…)
B: Se ha modo di contattarlo a Honolulu, prego. Noi non sappiamo come: non s’è nemmeno portato dietro il telefonino.
SCB riattacca – e per fortuna poi non chiama più. E noi lì piegati in due dalle risate! Poi:
Capo: Dai, raga’, andiamo a berci un caffè.

venerdì 20 agosto 2021

Piccole demenze artificiali crescono

Avevo già parlato tempo fa di quelle auto di FamosoProduttoreBorioso a guida autonoma le cui demenze artificiali le fanno inchiodare in un’autostrada trafficata perché prendono un’emerita vacca per i coglioni nell’interpretare l’ambiente circostante.
Qualcuno ritiene che più in basso di così non si possa scendere? Udite udite: FPB ha annunciato con gran squillo di trombe e rullo di tamburi che ha in produzione un vero e proprio robot umanoide, da adibire, come afferma lui, a compiti noiosi e ripetitivi.
Bella l’intenzione, sì; peccato che fior di scrittori di fantascienza, Isaac Asimov in testa, abbiano tentato – invano, parrebbe – di mettere in guardia il mondo contro questo genere di abusi di tecnologia.
Si comincia con un robot (nelle intenzioni) sminchiato e dalle capacità limitate, in grado di camminare solo al passo, di sollevare poco peso, di eseguire semplici ordini; si finirà per arrivare ai robot che regoleranno la nostra vita minuto per minuto, anche quando dormiamo, togliendoci ogni libertà anche solo di pensare, per il puro e nobile scopo di evitarci problemi e sofferenze. Si arriverà alle famigerate tre leggi della robotica che ci trasformeranno in delle specie di larve che non possono nemmeno più permettersi di andare al cesso da sole, non sia mai che cadano e si facciano male!
Già di tecnologia larvizzante ne abbiamo a gogò ultimamente, dumbphone in testa. Aggiungiamoci pure questa!
No, caro FPB: i tuoi graziosi robottini per me possono finire in fondo a un dirupo assieme alle tue belle automobili assassine!
Ah, Sant’Isaac Asimov: i tuoi romanzi non sono riusciti nell’intento originario: non hanno insegnato un cazzo di niente alla gente.

martedì 17 agosto 2021

La débâcle dell'Afghanistan

È stata una débâcle su tutta la linea, fin dal principio, da parte di tutti i soggetti coinvolti.
È stata una guerra totalmente incomprensibile; le guerre da parte di esseri che ritengono di possedere un raziocinio sono sempre ingiustificate, perché implicano il fallimento proprio di questo raziocinio, ma alcune hanno una motivazione che si riesce più o meno a capire – guerre per accaparrarsi risorse, più che altro, tipo il petrolio: tu ce l’hai, io no, quindi ti prendo a legnate per fregartelo. Ma la guerra in Afghanistan? Manco gli alti ufficiali delle forze armate statunitensi sapevano perché cazzarola stessero combattendo. Petrolio? Ma va’. Imperialismo, colonialismo? Non reggono. Rappresaglia per gli attentati del famigerato 11 settembre – che tra l’altro gli statunitensi si sono attirati addosso con le loro mani, allevandosi una serie di serpi in seno e fornendo loro pure armi? Rappresaglia contro chi e per cosa poi? No: quella dell’Afghanistan è stata una guerra totalmente assurda e ridicola, ed è stata un fiasco completo per tutti quanti, meno i talebani, che avevano già la vittoria in mano nel 2001.
È stata una débâcle per i grandi vertici degli stati appiccicati con lo sputo d’america1, forze armate, presidenti vari – incluso il tanto sopravvalutato Obama, per il quale a quanto pare hanno istituito il Nobel per la Guerra – e altri: non hanno mai capito una beata minchia dalle altre guerre inutili che hanno combattuto e straperso fin dalla partenza, tipo quella del Vietnam.
È stata una débâcle per la popolazione statunitense in generale, alla quale gli alti vertici hanno ammannito per vent’anni storielle di vittorie mirabolanti quando poi è risultato che invece si sono presi brodo per tutto quel periodo.
È stata una débâcle anche per l’Europa, anzi, l’europa, che per vent’anni si è pedissequamente accodata agli usa-e-getta per combattere una guerra in cui non c’entrava un cazzo di niente.
È stata una débâcle pure per il “giornalismo”, soprattutto quello nostrano, che è cascato con tutte le scarpe in un fotomontaggio fatto a cazzo di cane su una presunta bandiera talebana enorme come un palazzo e bella dritta posta sulla torre del palazzo presidenziale di Kabul; il Disinformatico spiega nei dettagli in questo articolo la figura di merda globale che i nostri “giornalisti” si sono fatti a riguardo.
È una débâcle in divenire per il mondo intero, che non avrà la più pallida idea di come gestire centinaia di migliaia, se non milioni, di profughi che se la stanno battendo a tutta birra dall’Afghanistan ormai in mano a uno dei peggiori regimi militari che siano mai esistiti.
E questo regime militare, i talebani appunto, se la ghigna alla facciazza degli statunitensi e degli europei non da ieri, ma da quando questa stupida guerra è iniziata, nel lontano 2001.
Gino Strada esprimeva la speranza di un mondo senza guerre. Idea alquanto utopistica, ma forse raggiungibile o quasi – ma fintanto che sulla Terra ci sarà quella strafottuta nazione che ritiene di essere poliziotta del mondo intero non ci arriveremo neppure lontanamente, a realizzare le speranze di Strada!


  1. Qui mi troverete a concordare col buon Flannders, che ha l’abitudine di togliere le maiuscole a tutti quelli che ritiene non le meritino più. ↩︎

lunedì 16 agosto 2021

No-vax, non rompete il cax!

No-vax che triturano la minchia ai ristoratori che sono obbligati per legge a fare gli sceriffi e chiedere il coso verde, che li tartassano di recensioni negative, di minacce, di tutti i vomiti cerebrali – parola grossa, nel loro caso – che espellono con tremenda pervicacia.
No-vax che spaccano i coglioni a tutti quanti con le loro teorie cospirazioniste – gli alieni, il famigggggerato 5G, Guglielmo Cancel Bill Gates che ti inietta il microcippe coi vaccini, bla bla bla.
No-vax che, anziché dichiararsi semplicemente fieri delle loro convinzioni senza andare a smaronare chi ha un’opinione diversa dalla loro, si ergono a paladini di una causa persa insultando e minacciando tutti quelli che non la pensano allo stesso modo – ma siete quattro gatti spelacchiati, va’.

Piccola nota divertente: no-vax che cascano con tutte le scarpe, i sandali, gli scarponi e gli stivali nella truffa delle rivendite di cosi verdi online; adesso, dopo aver sborsato cifroni inverosimili per procurarsi il coso verde falso, scoprono che i truffatori oltre a non consegnare loro quello scartafaccio contraffatto adesso chiedono pure un riscatto in bitcoin per non divulgare i loro dati alle forze dell’ordine. Hahaha! Se questo non è karma!